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Categories: Alimentazione, Paleodieta

Per Illustrarvi questo argomento complesso, cioè l’incidenza dei tumori in seguito al consumo di carne, farò una breve introduzione generale sulle proteine, i composti principali della carne, che potete saltare se già conoscete bene l’argomento.

Le proteine, o protidi, sono tra i composti organici più complessi e sono i costituenti fondamentali di tutte le cellule animali e vegetali. Dal punto di vista chimico, una proteina è un polimero (e anche una macromolecola) di residui amminoacidici, uniti mediante un legame peptidico, spesso in associazione con altre molecole e/o ioni metallici (in questo caso si parla di proteina coniugata). Si parla di macromolecole quaternarie che svolgono diverse funzioni:

Funzione strutturale nei muscoli;

Funzione di trasporto dentro e fuori dalla cellula;

Funzione di anticorpi, ovvero difesa dell’organismo da sostanze esterne ed estranee all’organismo;

Le proteine alimentari servono principalmente come fonte di amminoacidi, con i quali l’organismo produce le proprie proteine.
La digestione delle proteine è quindi finalizzata allo smembramento delle proteine alimentari in amminoacidi semplici. Questo avviene tramite un’idrolisi sempre più spinta da parte di enzimi digestivi che spezzano i legami peptidici iniziando dal mezzo e dalle estremità della catena. Gli amminoacidi che via via si liberano vengono poi assorbiti dalla mucosa intestinale e portati al fegato.
La digestione delle proteine inizia nello stomaco ad opera della pepsina, che attacca le catene dall’interno riducendole in frammenti e facilitando così la successiva azione degli altri enzimi. Anche l’acido cloridrico ha un ruolo importante, poiché attiva la pepsina, rende possibile la sua azione abbassando il pH, e denatura le proteine scoprendo i legami peptidici che possono così essere attaccati.
La fase successiva avviene nel duodeno ad opera delle peptidasi pancreatiche, enzimi, che spezzano ulteriormente i peptidi. L’idrolisi finale dei peptidi in amminoacidi avviene tramite altri enzimi, le amminopeptidasi.
Gli amminoacidi giungono così al fegato, l’organo che regola il loro metabolismo

Non tutte le proteine in eccesso verranno assorbite. Tale quota proteica verrà escretata direttamente.

Questa quota associata ad un elevato contenuto di grassi nella dieta viene associata ad un aumentata incidenza di tumore al colon. Altro effetto collaterale di una elevata assunzione proteica può essere data dal fatto che la loro transaminazione viene ad opera di fegato e reni.

Ma è davvero cosi?

 

Esaminiamo alcuni studi… ovviamente riporterò soltanto piccole parti con traduzioni e trarrò delle conclusioni, ma sono tutti studi trovati su pubmed a cui potete accedere semplicemente facendo una ricerca.

1) Dietary protein, blood pressure and renal function in renal transplant recipients.(van den Berg E, et al.)

“linear regression analyses did not reveal significant associations between dietary protein and albuminuria. Protein intake exceeded the current recommendations. Nevertheless, within the range of protein intake in our RTR population, we found no evidence for an association of dietary protein with BP and renal function. (All’interno del range di protein intake nella nostra popolazione di trapiantati renali non abbiamo trovato evidenze di una associazione delle proteine nella dieta con l’aumento della pressione sanguigna e delle funzioni renali) ” conclusione: persino nei trapiantati renali una dieta con proteine più elevate delle RDA non ha creato problemi nè alla pressione ematica nè problemi renali

2)Associations of red meat, fat, and protein intake with distal colorectal cancer risk.(Williams CD, et al.)

There was no association between total, saturated, or monounsaturated fat and distal CRC risk. In African Americans (non vi è associazione tra I grassi totali, saturi o monoinsaturi e il rischio di CRC distale) the OR of distal CRC for the highest category of polyunsaturated fat intake was 0.28 (95% CI = 0.08-0.96). The percent of energy from protein was associated with a 47% risk reduction in Whites (Q4 OR = 0.53, 95% CI = 0.37-0.77). Red meat consumption in Whites was associated with a significant risk reduction (Q4 OR = 0.66, 95% CI = 0.43-1.00). Our results do not support the hypotheses that fat, protein, and red meat increase the risk of distal CRC.(il consumo di carne rossa nei caucasici è associato con una riduzione significativa del rischio, i nostri risultati non supportano l’ipotesi che grassi, proteine e carne rossa aumentino il rischio di cancro del colon)

3)Meta-analysis of animal fat or animal protein intake and colorectal cancer.(Alexander DD et al)

meta analisi di sei studi differenti con 1070 casi di CRC

On the basis of the results of this quantitative assessment, the available epidemiologic evidence does not appear to support an independent association between animal fat intake or animal protein intake and colorectal cancer.(Le attuali evidenze epidemiologiche non supportano l’associazione tra I grassi animali o le proteine animali e il CRC)

4) Meat consumption and cancer of the large bowel (Truswell AS.)

venti studi su trenta non hanno trovato significativa associazione tra la carne rossa e il CRC, dei rimanenti 10 studi riportanti una associazione alcuni hanno ottenuto una statistica significativa solo nel CRC o cancro del retto, alcuni solo negli uomini non nelle donne o hanno trovato una associazione più forte con il consumo di pasta o riso, o hanno usato una inadeguata lista di cibi nel questionario di frequenza alimentare. Mortality from colorectal cancer was not distinguishable between vegetarians and controls -> conclusione non c’è differenza di tasso di mortalità fra vegetariani e gruppo di controllo

5)High-meat diets and cancer risk.(Bingham SA.)

Despite these associations with meat, existing studies suggest that vegetarians do not have reduced risk of breast, bowel or prostate cancer, but there are no quantitative estimates of amounts of meat consumed by meat eaters in these cohort studies. Possible mechanisms underlying epidemiological associations include the formation of heterocyclic amines in meat when it is cooked. (il possibile meccanismo dell’aumento epidemiologico include la formazione di amine eterocicliche nella carne quando viene cucinata)

conclusione: IL MAGGIOR RISCHIO DI TUMORI E’ LEGATO SOPRATUTTO AI PROCESSI DI RAFFINAZIONE E COTTURA DELLA CARNE NON ALLA CARNE STESSA!

Alla fine dei conti le mie conclusioni sono:

•Non tutti gli studi confermano la possibilità di danni renali in seguito ad elevata assunzione proteica
•In alcuni studi non vi è associazione tra il consumo di carne rossa e i grassi alimentari con l’aumento dell’incidenza del cancro al colon.
•I metodi di cottura della carne, così come quelli di conservazione, possono rivelarsi dannosi per l’organismo umano e l’utilizzo di antiossidanti può aiutare a ridurre l’incidenza dei CRC ( Colon Rectal Cancer).
•Non tutti gli studi sono svolti in maniera coerente con il reale consumo di carne perché spesso nei questionari vi sono inseriti alimenti conservati o composti chimici nelle categorie “carne” (Wurstel, insaccati, composti chimici di lunga conservazione).
prossimamente un’altro articolo illustrerà i miti e leggende sul limite superiore del consumo proteico giornaliero, intanto spero di avervi chiarito qualche dubbio sull’associazione tra tumori e proteine, non volendomi però sostituire ad alcun parere medico pertanto non prendete il mio come consiglio o via libera al consumo smoderato di alimenti che siano carne o altri.
Dott. Mario Giglio
partecipazione Dott. Ewan Thomas & Dott. Marco Viola

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